Arabia-Saudita-transizione-energetica

La transizione energetica nei paesi arabi

L’Arabia Saudita ha iniziato a produrre energia rinnovabile in larga scala, ciò potrebbe creare un po’ di stupore a chi associa queste zone del mondo solamente al petrolio, visto che da decenni è il business principale di paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi, Iran, Iraq e Kuwait.

E’ ora invece attivo il parco eolico di Dumat Al Jandal, il più grande mai costruito in Medio Oriente ed il primo in Arabia Saudita. Il progetto prevede una produzione a regime di circa 400 MW grazie all’installazione di 99 turbine eoliche da 4.2 MW l’una. L’obiettivo di questo parco eolico è quello di fornire energia pulita a zero emissioni a 70.000 utenze domestiche con un risparmio stimato di 988.000 tonnellate di CO2 annue.

Tutto questo è frutto di un progetto su larga scala chiamato Saudi Vision 2030, ideato e promosso dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman.

Saudi Vision 2030

Il principe Saudita si augura che la città di Riad diventi in un prossimo futuro una delle più importanti città del mondo attraverso una serie di riforme economiche e strutturali con l’obiettivo principale di diversificare l’economia del paese, creando nuovi posti di lavoro e migliorando le aspettative e qualità di vita.

Tra i progetti principali di questa vision vi è anche la città di NEOM, chiamata “la città del futuro” in quanto la parola stessa NEOM si compone dalla parola NEO, cioè “nuovo” e dalla lettera M che in arabo è l’iniziale di mustaqbal, cioè futuro.

Questa mega città dovrebbe estendersi in un area di circa 26.500 chilometri quadrati e sarà situata in una zona desertica attualmente disabitata con la speranza di attirare molti investimenti esteri, dando inizio ad una nuova era araba, non più dipendenti dal solo settore petrolifero.

Infatti fino ad oggi l’energia prodotta da fonti rinnovabili come eolico e solare ricopre solo una piccola quota dell’energia totale prodotta: si stima infatti che non superi il 7% del totale ed essendo l’Arabia Saudita lo stato “petrolifero” per eccellenza non era difficile immaginarlo.

Questa decisione di cambiare visione e strategia economica è nata anche a causa del cambiamento climatico in atto, basti pensare che in Kuwait, Arabia Saudita, Qatar e Bahrein si sono registrate nell’ultimo anno le temperature più alte mai registrate nel mese di marzo, con punte tra i 40°C ed i 42.8°C, e secondo alcuni studi sembra che entro il 2050 la temperatura potrebbe salire di ulteriori 4 gradi.

Questo significa che entro il 2100 questa zona della terra potrebbe diventare addirittura inabitabile, e la catastrofe sarebbe soprattutto umana oltre che economica.

Ecco perché il principe pensa e vuole che il regno Saudita diventi anch’esso parte attiva nella lotta ai cambiamenti climatici con obiettivo principale di ridurre del 60% delle emissioni di CO2 entro il 2030.

Una scelta strategica

L’obiettivo dell’Arabia Saudita è diventare parte attiva nella lotta al “climate change”, ma allo stesso tempo c’è l’impegno a preservare le risorse petrolifere destinandole più al mercato estero piuttosto che all’uso per il fabbisogno interno, mantenendo così una posizione di leadership mondiale.

Infatti, circa la metà delle riserve globali del petrolio mondiale appartiene alle regioni del Medio Oriente con l’Arabia Saudita ad essere il primo paese produttore della regione.

Questa enorme disponibilità di petrolio ha fatto si che il modello economico della regione fosse basato per anni solo ed esclusivamente sull’estrazione dell’oro nero ed alla sua commercializzazione, ma il crollo dei prezzi avuto nel 2014 e la successiva crisi a causa della pandemia da Covid-19 ha imposto la rivisitazione di questo modello, aderendo quindi alla nuovo trend della Green Economy.

La transizione energetica per l’Arabia Saudita è imposta non solamente per i problemi legati al cambiamento climatico, ma anche dall’esigenza di cambiare il modello economico di sviluppo basato esclusivamente sullo sfruttamento delle riserve petrolifere, una vera e propria rendita ambientale, ad uno che preveda uno sviluppo industriale differente, creando posti di lavoro con le energie rinnovabili.

In ogni caso l’Arabia Saudita è ben consapevole del suo ruolo primario come trascinatore nel Medio Oriente nella lotta ai cambiamenti climatici, per cui con questo impegno mira a diventare un leader anche nel campo delle energie rinnovabili.

IL PROGETTO HELIOS, dall’oro nero all’oro verde

Un altro motivo per cui le fonti rinnovabili sono un ottimo business per il futuro in Arabia Saudita è il progetto Helios, uno dei uno dei più grandi impianti per l’idrogeno verde mai costruito al mondo.

Esso verrà costruito nella futura NEOM e sarà alimentato attraverso energia solare ed energia eolica, e si prevede che arriverà a produrre anche 650 tonnellate al giorno di idrogeno verde, con un valore stimato nel 2030 di circa 1,5 dollari al chilo.

Benvenuti nella nuova Green Economy.

Lascia un commento